venerdì 7 marzo 2008

Delitto Di Monaco, processo rinviato di 7 mesi

S. maria C. V. – Salvatore Busico ha messo il vestito buono, quello che indossa nelle occasioni importanti. E quella di stamattina, per lui, era un’occasione importante: a piede libero, ma imputato di concorso nel terribile omicidio di Enrico Di Monaco, giovanissimo di Santa Maria Capua Vetere, scomparso nella notte tra il 24 e il 25 aprile del 2005 e ritrovato morto un mese dopo in un casolare abbandonato nel terreno di proprietà di un parente dell’imputato, nel Comune di Santa Maria la Fossa. Appariva tranquillo Busico. D’altronde, lui si è sempre proclamato innocente e i giudici non hanno potuto mai tenerlo in cella più di tanto, dato che gli indizi a suo carico erano pochi e nemmeno pesantissimi. Quello che è iniziato stamattina presso la prima sezione della Corte di Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere è, dunque, un processo indiziario in cui il pubblico ministero Donato Ceglie dovrà portare avanti la difficilissima missione di disegnare un quadro accusatorio che sia sufficiente a convincere giudici togati e giuria popolare a emettere un verdetto di colpevolezza. Ma non è Busico il solo imputato. Al suo fianco dovrebbe esserci l’albanese Mullameti Nderim, considerato dall’accusa l’esecutore materiale del delitto, che sarebbe avvenuto stesso nella notte tra il 24 e il 25 aprile e che avrebbe avuto come movente una vendetta consumata da Busico ai danni del giovane Enrico Di Monaco in relazione ad alcuni sgarbi che il ragazzo avrebbe consumato ai suoi danni. L’albanese, che faceva il bracciante nei terreni di Busico, nella zona di Sant’Andrea dei Lagni e abitava nella stessa contrada, precisamente in via Saraceni. non era presente stamattina. Un dato importantissimo non solo per quel che riguarda la sostanza di un’assenza fisica che pesa moltissimo nell’economia del processo, ma anche perché ad oggi non si riesce ancora a stabilire con certezza se l’albanese, con cui, tra le altre cose, Enrico Di Monaco, aveva avuto un diverbio un po’ di tempo prima di essere ucciso, sia irreperibile o contumace. O meglio, il giudice dell'udienza preliminare ha stabilito, nel momento in cui ha deciso di rinviarlo a giudizio, che è contumace, ma stamattina si è ripresentato il problema della notifica all’imputato proprio del decreto di rinvio a giudizio. Lunga schermaglia tecnica tra il pm e il difensore dell’albanese. Alla fine, la presidente della prima sezione della Corte di Assise, Elvira Capecelatro, ha disposto nuove ricerche affinché il provvedimento possa essere notificato, decidendo, contestualmente, di rinviare il dibattimento al prossimo 9 ottobre. Ben sette mesi, dunque. "Un tempo lunghissimo, che certo - ha dichiarato l’avvocato di parte civile Raffaele Crisileo - acuisce il dolore e l’amarezza di una madre e di uno zio che attendono giustizia da tre anni. Crisileo scriverà nei prossimi giorni una lettera al presidente del tribunale per chiedere la fissazione di un termine più breve, in considerazione anche del fatto che il pm Ceglie ha seguito le procedure di notifica degli atti con grande attenzione e con uguale rigore tecnico. E’ chiaro che il fatto che entrambi gli imputati siano a piede libero rende più complicate le cose, dato che l’albanese, quando il suo nome è saltato fuori come presunto assassino, è diventato, in pratica, uccel di bosco, ma certo non può essere considerato un latitante, dato che su di lui, come d’altronde, per Busico, non pene alcun provvedimento restrittivo della libertà personale. Dell’albanese scomparso, si ricordano le poche parole dette nella sala d’aspetto del commissariato di Santa Maria Capua Vetere al suo datore di lavoro Salvatore Busico, mentre i due erano in attesa di essere interrogati e mentre erano ascoltati da una cimice. In quella interecettazione ambientale, di fronte alla volontà, espressa con fare furtivo, dal bracciante albanese, di dire qualcosa a Busico, quest’ultimo rispose intimandogli di stare zitto e non profferire parola. Un indizio, quest’ultimo, che fa il paio con il tourbillon di telefonate intercorse tra Busico e il suo dipendente nella notte dell’omicidio, fino alle cinque del mattino e con l’indizio degli indizi: Enrico Di Monaco salì quella sera sull’auto di Salvatore Busico. Fu l’ultima volta che fu visto.
Autore: Gianluigi Guarino - Fonte: www.casertace.it

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