venerdì 13 marzo 2009

Isola pedonale e Ascom, quando il decisionismo di Petteruti è solo un grigio indecisionismo

POLITICA CASERTA - Quelli dell’Amministrazione comunale di Caserta si sono messi l’anima in pace: considerano i commercianti dell’Ascom degli avversari politici. Solo e semplicemente degli avversari politici. Un modo per tranquillizzarsi e per coglionare se stessi, visto che, bottega più, bottega meno, la Confcommercio, che domattina ha convocato, come ci informa il rappresentante dei giovani Ascom, Emilio De Lorenzo, una conferenza stampa per ribadire l’allarme per il destino prossimo – venturo dell’arteria più importante della città, riassume in sé circa il 90 per cento degli esercenti di corso Trieste. Il che, se veramente si trattasse solo di avversari politici, significherebbe una sorta di moto di popolo anti - amministrazione, che, allo stato, non si percepisce in città, al di là della larga delusione avvertita per le azioni di Petteruti & C. Ma ci sono anche altri significati dietro l'intransigenza mostrata da sindaco e giunta sulla questione dell'isola pedonale. Due, i più importanti. Il primo: liquidando la protesta per l’operazione a freddo dell’isola pedonale come una strumentalizzazione finalizzata ad obiettivi obliqui o, comunque, a un attestato pregiudiziale, Petteruti, Ciontoli e soci trovano un comodo alibi per far passare come operazione di governance decisionista quella che si annuncia, invece, come un innesto prociclico, che, chi mastica qualcosa di macroeconomia e di politica economica, sa bene che significa assecondare il ciclo corrente, la congiuntura presente con interventi in grado di produrre gli stessi risultati. Il ciclo economico è quello che è e non sono certo io a doverlo spiegare, dato che il racconto della recessione, ormai, si consuma, quotidianamente, con accenti quasi epici. Dunque, fare un’isola pedonale, per di più senza le certezze di una consistente crescita dell’offerta di parcheggi comodi e gratuiti, senza che una cultura di una mobilità più pedonale e sempre meno automobil - dipendente si appropri dei casertani, magari attraverso serie, accattivanti e concrete campagne di educazione e di formazione, appare, mi si consenta, come una fanfaronata, segno di una bolsa rigidità di azione e di una visione burocratica del potere. Un potere, i cui segni non possono essere rappresentati dalla capacità di prevalere nei bracci di ferro delle vertenze sollevate dalle associazioni di categoria, ma che dovrebbero manifestarsi in una capacità autentica. Che dovrebbero trovare esplicazione, in special modo negli enti locali, nella capacità di mediare i conflitti trovando un punto di equilibrio possibile e utile. In questo caso specifico, all’interno di una crisi che non ha ancora raggiunto l’apice della sua criticità, non si può, anticiclicamente appunto, non considerare un’assoluta priorità su tutto il resto, anche sul resto della nobile causa di una città più vivibile, i problemi della categorie produttive di reddito e lavoro. Secondo punto: questa amministrazione, a quanto si dice, avrebbe deciso di determinare surrettiziamente le condizioni per fare partire l’isola pedonale, che rappresenterebbe una morbida prosecuzione dell’isola pedonale coatta, frutto di un ennesimo stop and go del perenne cantiere di Corso Trieste, che sarà di nuovo, probabilmente, martoriato alla vigilia di Pasqua. Male, malissimo. Potrebbero apparire paragoni impropri, ma questa storia assomiglia moltissimo a quella dei debiti del Comune di Caserta e a quella della raccolta rifiuti. Nella diversità delle situazioni e delle condizioni di partenza, emerge, infatti, un tratto comune, che ben si coglieva guardando negli occhi il sindaco Petteruti quando ha risposto alle domande che l’amico e collega Luca Abete (irpo - sannita come il sottoscritto e, soprattutto, compagno di ormai antiche avventure giornalistiche vissute in quella terra), inviato di Striscia la notizia, gli ha posto sul deragliamento della raccolta differenziata in città. Ebbene, Petteruti sembrava quasi risollevato dalla possibilità di scaricare la responsabilità su altre persone o su altre situazioni più o meno contingenti. Nel caso in oggetto, cioè quello della mondezza, sull’interdittiva antimafia che impedisce al Comune di corrispondere i canoni alla Sa.Ba.; nel caso dei debiti, sulla dissennatezza dei suoi predecessori, nel caso del basolato di corso Trieste, sulla incapacità delle giunte – Falco di mettere con due piedi in una sola scarpa l’impresa costruttrice attraverso un capitolato stringente ed esigente. Insomma, per Petteruti l’eredità diventa la foglia di fico posta davanti al suo indecisionismo. Ma questa non è governance, è semplicemente una grigia espressione di scarsa personalità, di repulsa per il benché minimo rischio. Un tran tran notarile che non conduce da nessuna parte, anzi, è destinato ad acuire i problemi. Non è così che si governa una città come Caserta. Autore: Gianluigi Guarino - Fonte: CasertaC'è

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