giovedì 29 gennaio 2009

Sgominata una holding internazionale, sequestro di oltre un milione di euro contraffatti.

CASERTA - Quattro laboratori clandestini per la falsificazione di banconote, monete e marche da bollo sono stati scoperti dai carabinieri nel corso delle indagini che stamani hanno portato all'operazione per l'esecuzione di 109 ordinanze di custodia cautelare. Nel corso delle stesse indagini sono state sequestrate banconote false per oltre un milione e 240 mila euro e arrestate 50 persone, due delle quali in Spagna. Fin dall'alba, la vasta operazione dei carabinieri denominata 'Giotto' per l'esecuzione di 109 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Tribunale di Reggio Calabria a carico di appartenenti a varie associazioni per delinquere finalizzate al falso monetario. L'operazione è stata svolta in tutta Italia, tra la Campania, la Calabria, il Lazio, la Sicilia, la Lombardia, l'Emilia Romagna, la Toscana, la Puglia e la Basilicata. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, tra le diverse associazioni finalizzate al falso c'era una vera e propria 'rete' operante su tutto il territorio nazionale e con diramazioni in Germania, Spagna e Lituania. Le misure restrittive in via d'esecuzione colpiscono le strutture associative individuate come componenti di una vera e propria 'holding del falso', dopo che nelle precedenti fasi investigative erano già stati scoperti quattro laboratori clandestini per la falsificazione di banconote, monete e marche da bollo, sequestrate banconote false per oltre 1.242.000 euro e tratte in arresto 50 persone, due delle quali in Spagna. E' questo il risultato di una complessa attività d'indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia reggina e condotta dal comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria insieme ai colleghi del Comando antifalsificazione monetaria, che si è articolata anche attraverso canali di cooperazione internazionale di polizia e con il supporto di organismi comunitari dell'Olaf e della Bce. Le persone coinvolte nell'operazione, secondo l'accusa, avevano dato vita ad una vera e propria holding criminale. Il lavoro investigativo, coordinato dalla Ddda della città dello Stretto, ha scoperto che gli indagati avevano costituito un'organizzazione a rete con ramificazioni anche all'estero. La gang non era direttamente collegata alla 'ndrangheta, anche se questa avrebbe poi poi provveduto a piazzare il danaro. Nel corso dell'attività investigativa i carabinieri hanno scoperto quattro laboratori per la falsificazione di monete, banconote e valori bollati, sequestrando danaro per un milione e 240 mila euro, arrestando, nel contempo, una cinquantina di persone. Avevano costituito un vero e proprio ''cartello'' per la produzione e la distribuzione capillare di banconote, valori bollati e documenti di identità falsi: 109 persone arrestate questa mattina dai carabinieri nell'operazione 'Giotto'. Erano strutturati in distinti gruppi criminali collegati tra loro a formare un ''network'' operante su tutto il territorio nazionale e con diramazioni in Germania, Spagna e Lituania. Oltre 700 carabinieri sono stati impegnati nell'esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare e dei 150 decreti di perquisizione emessi dal gip e dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Reggio Calabria. La complessa attività investigativa e' stata avviata nel 2005 dai carabinieri della Compagnia di Melito Porto Salvo che nell'ambito d'una loro indagine antimafia colsero i primi riscontri sintomatici d'un diverso contesto criminoso, finalizzato appunto alla sistematica pratica del ''falso'', e ne acquisirono un'iniziale conferma con l'arresto, in provincia di Napoli, di un indagato trovato in possesso di circa 100mila euro falsi. Il profilarsi dello scenario d'una ramificata rete di falsari, estesa in ambito nazionale e anche oltre confine, portò la Dda reggina ad avviare un distinto procedimento penale e a dedicarvi un pool investigativo particolarmente qualificato. Oltre al Reparto operativo provinciale è stato affiancato il Comando antifalsificazione monetaria di Roma, l'organo centrale dell'Arma specializzato nel settore della prevenzione e del contrasto al falso nummario a livello nazionale ed internazionale. Sotto la direzione dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria, gli investigatori dell'Arma hanno operato attraverso l'attivazione di canali di cooperazione internazionale, sia con omologhe forze di polizia estere (tramite dell' Ufficio Centrale Nazionale del Falso Monetario della Direzione Centrale della Polizia Criminale del Ministero dell'Interno) sia con organismi comunitari (l'European Technical and Scientific Centre dell'OLAF - Ufficio per la Lotta Antifrode della Commissione Europea - di Bruxelles ed il Central Analysis Centre della Banca Centrale Europea di Francoforte) dai quali sono venuti supporti di approfondimento tecnico specialistico. L'inchiesta, nelle sue precedenti fasi, aveva portato alla scoperta, nelle provincie di Napoli, Caserta e Reggio Calabria, di quattro "laboratori" clandestini per la produzione di banconote, monete e marche da bollo false, all'arresto in flagranza di 50 persone (due delle quali in Spagna) ed al sequestro di banconote false (da 20, 50 e 100 euro) per un valore nominale complessivo di oltre 1.242.000 euro. Dall'inchiesta contro un cartello di bande di falsari di euro che operava in tutta Italia ''emerge per l'ennesima volta la poliedricità della mafia calabrese: dal traffico degli stupefacenti agli appalti, dalle truffe alla produzione di banconote false, che sfrutta ogni occasione di guadagno illecito''. A dirlo è stato il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, incontrando i giornalisti. ''Quella di oggi - ha aggiunto - è un'operazione specialistica, partita grazie all'intuito dei carabinieri della Compagnia di Melito Porto Salvo e del Comando provinciale, che si è estesa progressivamente al resto d'Italia e d'Europa''. Per il colonnello Alessandro Gentili, del comando generale dell'Arma, ''è stato possibile smantellare una cosi' vasta organizzazione grazie alla simbiosi messa in campo con le autorità comunitarie. Oggi si producono ottimi falsi di monete e banconote che vengono spesso utilizzate in Africa e sud America. E' chiaro che non riusciremo a smantellare per sempre i falsari italiani, ma possiamo certamente dire che oggi abbiamo inferto un duro colpo a questa organizzazione che ci lascerà per un certo tempo tranquilli''. Il comandante provinciale di Reggio, colonnello Leonardo Alestra, ha illustrato le caratteristiche dell'indagine sul versante calabrese. ''Da Melito Porto Salvo - ha detto - dove si realizzavano i bolli falsi, è stato possibile avviare una indagine che ha svelato contatti e sinergie tra criminali che agivano per compartimenti stagni, dove ognuno rispondeva per il proprio operato e in un quadro in cui molti degli arrestati neppure si conoscevano''. Michael Muller, direttore dell'organismo contro le frodi comunitarie(Etsc/Olaf) e Martin Mund, rappresentante della Bce hanno posto in evidenza la pericolosita' delle banconote false immesse sul mercato che per i loro tagli, da 100, 50 e 20 euro sono altamente spendibili. Le misure cautelari in carcere del Gip del tribunale di Reggio Calabria, emesse nel contesto dell'operazione "Giotto", sono 90. Lo stesso ufficio ha spiccato anche 19 ordinanze di custodia domiciliare, mentre l'attività di polizia giudiziaria, coordinata dalla procura della Repubblica reggina, tra l'altro, ha fatto registrare ben 164 perquisizioni domiciliari. Nel corso dell'indagine, avviata nell'aprile del 2004 in seguito alla scoperta di una stamperia di euro falsi a Melito Porto Salvo a Reggio Calabria, una cinquantina di persone sono state arrestate in flagranza di reato. Oltre al sequestro di banconote false per un totale di un milione 242.070 euro, l'attività d'indagine ha scoperto una stamperia clandestina a Carinola, nel Casertano, una zecca clandestina ad Afragola, un laboratorio serigrafico a Grumo Nevano e la tipografia clandestina per la stampa di marche da bollo false a Melito Porto Salvo, nel Reggino. L'operazione "Giotto", secondo quanto è stato reso noto nel corso di una conferenza stampa, ha individuato 11 distinte associazioni per delinquere tra loro collegate al punto da formare un network di falsari, denominato "cartello del falso", attivo in tutto il territorio nazionale ed anche all'estero. Gli associati dei vari cartelli non si conoscevano tra loro ed i contatti e l'interscambio, tra le varie maglie di questa rete criminale, avvenivano tramite i vertici dei singoli sottogruppi. A capo di questi ultimi vi erano Carmelo Araniti (29 i sodali) con "giurisdizione" su Reggio Calabria e con proiezioni in Sicilia; Antonino Toscano, coadiuvato da nove persone, con competenze sulla città dello Stretto e Cosenza; Pasquale Franco che godeva della collaborazione di undici complici che agivano su Napoli e Reggio Calabria; Antonio Esposito, nel cui sottogruppo vengono indicate 22 persone di Napoli e Reggio Calabria con proiezioni a Roma, Catanzaro e in Belgio; Davide Grimaldi ed Enrico Di Donato, aiutati rispettivamente da 16 e 24 complici con competenze su Napoli e provincia; Giovanni De Fabbio, con i suoi otto complici, con competenza su Afragola; Errico Prezioso e Giuseppe Lampinelli, con 8 e 5 sodali, il cui campo d'azione erano Napoli e Provincia. Due sottogruppi, composti da 11 persone, avevano come punto di riferimento Enrico Cante di Carinola. A Napoli e provincia, complessivamente operavano oltre 5 persone, con proiezioni in Spagna, Germania e Lituania. I provvedimenti restrittivi in carcere, emessi dal Gip del tribunale di Reggio Calabria su richiesta della locale procura della Repubblica, dell'operazione "Giotto" hanno raggiunto: Ciro Amodio, 46 anni di Afragola (Na), Carmelo Araniti (55) Reggio Calabria, Tommaso Armenio (37) Pompei (Na), Giuseppe Bartolomeo (52) Cosenza, Francesco Basile (52) Napoli, Giuseppina Basile (38) Giugliano (Na), Raffaella Basile (35) Giugliano (Na), Giuseppe Bruno (49) Napoli, Domenico Cante (44) Giugliano (Na), Enrico Cante (41) Giugliano (Na), Antonio Cardinale (50) Napoli, Antonio Cattolico (58) Mondragone (Caserta), Angelo Celetta (60) Montella (Av), Carmine Chianese (44), alias "mano mozza" di Parete (Ce), Antonio Clemente (55) Montella, Maurizio Codispoti (50) Graffignano di Viterbo, Mario Cappola (33) Napoli, Giovanni De Fabbio (49) Napoli, Salvatore De Franco (45) Ciro (Crotone), Antonio Del Sole (26) Napoli, Ciro Del Sole (45) Napoli, Enrico Di Donato (35) Napoli, Antonio Esposito (60) Napoli, Antonio Esposito (73) Napoli, Eduardo Esposito (42) Napoli, Francesca Esposito (43) Napoli, Pasquale Esposito (33) Napoli, Vincenzo Esposito (65), alias "americano" di Napoli, Paolo Falco (39) Reggio Calabria, Nino Fiorillo (379 Mondragone (Ce), Alfredo Franco (31) Caivano (Na), Pasquale Franco (53) Caivano (Na), Vittorio Franco (30) Napoli, Domenico Gioia (68) Napoli, Davide Grimaldi (35) Napoli, Giacomo Iafulli (43) Napoli, Ciro Imparato (28) Napoli, Mario Ioime (43) Napoli, Ivan Ioime (22) Napoli, Gaetano La Vecchia (48) Casalnuovo di Napoli, Giuseppe Leone (54) Catanzaro, Pietro Le Piane (42) Marano Principato ( Cosenza), Antonino Lotta (61) Messina, Michele Lucaioli (37) Afragola (Napoli), Cinzia Lugaresi (45) Napoli, Francesco Malaspina (70) Reggio Calabria, Serafino Malena (47) Cirò Marina (Kr), Lucio Marotta (49) Giugliano (Na), Carmelo Maugeri (40) Afragola (Na), Massimiliano Mazza 836) Napoli, Gaetano Mercadante (44) Napoli, Antonino Minniti (52) Melito Porto Salvo (Reggio Calabria), Paolo Mirra (28) Casalnuovo di Napoli, Antonio Morelli (33) Frosinone, Gennaro Nappa (58) Aversa (Ce), Salvatore Pacella (36) Napoli, Redentore Pazienza (54) Nocera Torinese (Cz). Stesso provvedimento per Gennaro Panico (26) Napoli, Guido Pellino (37) Arzano (Napoli), Luigi Petriccione (38) Afragola (Na), Matilde Maria Platone (65) Napoli, Enrico Prezioso (66) Napoli, Giovanni Puglisi (77) Messina, Giuseppe Puzone (43) Afragola (Na), Demetrio Quattrone (37) Reggio Calabria, Immacolata Antonietta Rappoccio (51) Reggio Calabria, Luigi Reccia (55) Caivano (Napoli), Romeno Vincenzo (41) Montebello Ionico ( Reggio Calabria), Concetta Sauchella (31) Frosinone, Salvatore Scarpati (37) Napoli, Giuseppe Schinti Roger (38) Napoli, Antonio Silvano (57) Sant'Anastasia (Napoli), Gennaro Silvano (35) Napoli, Luisa Spada (50) Sessa Aurunca (Caserta), Ferdinando Suraci (41) Reggio Calabria, Francesco Tambaro (70) Villaricca (Napoli), Oriano Tebaidi (57) Bologna, Pietro Testa (64) Napoli, Antonino Toscano (55) Reggio Calabria. Il Giudice per le Indagini Preliminari di Reggio Calabria ha posto ai domiciliari Pasquale Aragona (36) Reggio Calabria, Angelo Caratelli (58) Colleferro ( Roma), Alessandro Carbone (43) Napoli, Gincarlo Casadei (67) Perugia, Antonino Cogliando (49) Reggio Calabria, Carmine Di Martino (80) Torre Annunziata (Na), Domenico Gullì (50) Melito Porto Salvo (Rc), Maria Imperiale (43) Napoli, Pasquale Lacetera (74) Bitonto (Bari), Giovanna Napolano (65) Napoli, Giuseppe Nicolazzo (68) Reggio Calabria, Gianfranco Paniccia (67) Roma, Fortunato Pennestrì (34) Reggio Calabria, Francesco Richichi (46) Reggio Calabria, Domenico Roda' (44) Bruzzano Zeffirio (Rc), Alfredo Romeo (34) Reggio Calabria. Sono tuttora ricercati perchè destinati a finire in carcere Salvatore Alfonso (54) Messina, Ciro Carrino (46) Giugliano Napoli, James Dabbie (36) originario del Ghana, Salvatore Del Sole (23) Napoli, Giuseppe Lampitelli (33) Napoli, Gennaro La Vecchia (30) Napoli, Achille Lauri (61) Sarno (Salerno), Pietro Lauri (57) Palma Campania (Napoli), Abdelhamid Ben Monji Mabrouk (50) tunisino, Giuseppe Manna (46) Napoli, Giovanni Vecchiattini (61) Milano; Giovanni Mangiagli (47) Catania il quale è ricercato per la notifica del provvedimento degli arresti domiciliari. C'erano anche monete da 2 euro tra i tagli di denaro falsificati dalla banda sgominata oggi dai carabinieri. Gli inquirenti hanno individuato tre punti di produzione diversa: a Varcaturo avveniva la produzione del materiale idoneo per la coniazione delle monete, ad Avellino la lavorazione delle materie prime (metallo e rame) e ad Afragola la coniazione finale delle monete. Si parlava di ''maglietta'' o ''campionario'' quando nelle conversazioni telefoniche i componenti della banda di falsari discutevano tra loro. E' stato proprio questo linguaggio criptico a stuzzicare la curiosità degli inquirenti, che intercettavano alcuni di loro per reati connessi al traffico di sostanze stupefacenti. Con la modifica del linguaggio usato, cambiava anche l'oggetto a cui ci si riferiva. Non più ''appartamenti'' come era entrato nell'uso comune per indicare gli stupefacenti, ma altri nomi che indicavano affari diversi. I sospetti hanno trovato conferma quando nel settembre 2005 Redentore Pacienza, 54 anni, residente a Nocera Terinese, è stato trovato con banconote false per un totale di 100mila euro in biglietti da 50 euro, marche da bollo contraffatte. Il materiale era destinato ad un personaggio di origini calabresi che abitava in Belgio. Da questo episodio seguono intercettazioni telefoniche e il coinvolgimento del Comando carabinieri antifalsificazione monetaria di Roma che ha fornito il supporto tecnico alle indagini, concluse con l'arresto di 109 persone per un totale di 175 indagati. Gli associati al cartello del falso consegnavano i documenti falsi ''rifiniti'' ai vari collaboratori che accompagnavano le persone scelte ad effettuare l'incasso. Infine raccoglievano gli incassi, devolvendo ai componenti del sodalizio le percentuali concordate per ogni singola operazione portata a buon fine. Giovanni De Fabbio (49 anni) invece "distribuiva i compiti agli associati, predisponendo le attrezzature necessarie, coordinando la produzione, occupandosi materialmente della coniazione delle monete". Altri arrestati rifornivano l'associazione fabbricando falsi documenti d'identità e altri ancora fungevano da intermediari per l'acquisto di banconote false al fine di favorirne lo smercio. La falsificazione delle banconote in tagli da 20, 50 e 100 euro ''per la loro ottima qualità'' risultano ''particolarmente apprezzate anche in altri Stati europei, quindi dirette a soddisfare richieste illecita non solo interne''. Lo scrive il gip di Reggio Calabria nell'ordinanza di custodia cautelare a carico dei 109 falsari, che aggiunge: ''Siamo di fronte a contraffazioni in grado di ingannare anche i fruitori piu' attenti''. Anche la Bce e l'Europol, che hanno esaminato le banconote false, hanno riconosciuto che il prodotto è di ottima qualità. Inoltre hanno rilevato alcuni dettagli comuni che ''lasciano presupporre dei contatti fra le tipografie''. ''In particolare -scrive il magistrato- dall'attività d'indagine emerge un legame tra la contraffazione da 20 euro e quella da 50 euro, accostamento che è confermato dalla loro tecnica di stampa offset in quadricromia, mentre la contraffazione da 100 euro è sottoposta anche a processi produttivi di stampa offset al tratto, rivelando una tecnica tipografica assolutamente superiore e differente''. A fare la differenza è la 'C' che è simile sulle banconote da 20 e 50 euro, mentre sostanzialmente diversa su quelle da 100 euro. Fonte: CasertaC'è

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