di Pasquale Capasso.
La dissociazione molecolare è un processo di scissione delle molecole che avviene in un ambiente chiuso, a temperature limitate e in ogni caso inferiori a 400 gradi centigradi (si pensi che gli inceneritori bruciano a circa 1300 gradi centigradi), in assenza di ossigeno se non per la quantità necessaria per mantenere il processo alla temperatura desiderata. Per mezzo del processo sono generati gas, detti anche “gas sintetici” o “syngas”, che possono essere utilizzati per ottenere le diverse forme di energia. Ma è sicuro che tale processo è assolutamente innocuo e non provoca danni alla salute umana? Secondo quanto detto da Francesco Chiappetta, il presidente della SI-IES, azienda di consulenza che offre un servizio di “orientamento per le decisioni” a Enti ed Imprese, tale sistema è assolutamente privo di rischi per la salute dei cittadini. Sarà vero? Il dottor Stefano Montanari, nanopatologo all'università di Modena e Reggio Emilia, ha una visione completamente diversa. Il ricercatore, infatti, sottolinea quanto tale processo abbia numerosissimi lati oscuri. Nella conferenza stampa in cui è stata proposta la soluzione al problema rifiuti a Frattamaggiore, attraverso il sistema della dissociazione molecolare, infatti, si è provveduto solo ad impiantare una pura azione di marketing senza far luce sui numerosissimi lati oscuri della vicenda. La legge di Lavoisier, della conservazione della massa, afferma appunto che la massa complessiva dei reagenti è uguale alla massa complessiva dei prodotti. Traduco: se si brucia 100 è inevitabile che in uscita si avrà 100. Dunque sostenere che qualcosa sparisce, è una bufala. Secondo le leggi della natura, siamo solo di fronte ad una trasformazione, non sparisce un bel nulla. C’è da dire inoltre che il processo produce syngas, un gas sintetico, oltre ai prodotti consueti inquinanti delle combustioni. Dunque, siamo dinanzi ad una combustione in un ambiente carente d'aria, più o meno come quello in cui si produce carbonella. Inoltre, inevitabilmente, in un processo simile ci sarà la produzione di metalli pesanti che, insieme ad altri inquinanti, che sono con ogni probabilità generati e che variano a seconda di quali rifiuti si stiano di volta in volta trattando, devono essere messi da qualche parte. Dove? Nessuno lo dice. Le perplessità inoltre non finiscono qui. Il syngas, infatti, dovrà essere depurato. Ma il costo della depurazione e la sorte dei prodotti tossici che vengono tolti dal syngas, viene taciuta. E i rendimenti del sistema quali sono? Siamo sicuri che il bilancio dell’energia non è in passivo? Cioè l’energia che si produce è minore dell’energia che si sa per la combustione? E le ceneri di ciò che viene bruciato dove le mettiamo? Discariche di prodotti nocivi? E poi, ancora: come la mettiamo con il problema delle nanopolveri che sicuramente si formano? Insomma, l’amministrazione Russo, con il patrocinio di Francesco Chiappetta, sbandierano un progetto che sembra essere solo un lieve rimedio agli inceneritori. Perchè è vero che questa tecnologia riduce l’emissione di diossina, nanopolveri e quant’altro, ma una riduzione non implica la loro assenza. Esse vengono comunque prodotte e, anche se in proporzioni minori, causano danni alla salute. Un esempio su tutti è la produzione di ossido di azoto che è irritante per gli occhi e, se inalato può causare edema polmonare. Inoltre, l'art. 3 comma 4 della 2000/76/CE (direttiva sull'incenerimento) stabilisce che anche la pirolisi e la dissociazione sono forme di incenerimento dei rifiuti. Dunque è inutile raccontare frottole ipotizzando una sua costruzione nel centro della città. Ma le oscurità non si fermano qui. Il sindaco, infatti, nel suo giornale (La Città è...), dice anche che “per quanto riguarda i costi, si prevede una spesa tra i 12 e i 13 milioni di euro. Una somma che potrà poi essere recuperata nel giro di qualche anno grazie alla produzione di energia”, tacendo sulla sostenibilità economica dell’impianto. Dalla scheda tecnico-economica del gassificatore, perchè questo è il vero nome dell’impianto, si legge benissimo che i costi annui per un impianto piccolo, in grado di smaltire 16000 tonnellate di rifiuti l’anno, sono di circa 800.000 euro, mentre quelli della sua costruzione sono circa 10 milioni. Bisogna considerare infatti: il costo di manutenzione ordinaria, Costi per il personale dell’impianto, Costi generali, Costi di smaltimento ceneri, Imposta di fabbricazione dell’energia elettrica, ed altri. Questo significa appunto che nel bilancio dell’amministrazione Russo ci sarà un ulteriore capitolo di spesa che dovrà essere coperto. Forse si penserà alla rivendita dell’energia, ma quella basterà probabilmente a coprire unicamente il costo di acquisto dell’impianto, che sarà recuperato solo dopo una decina di anni. Insomma, frottole che mirano a nascondere la verità su un impianto che, in Italia, non esiste (il primo sarà, infatti, costruito a Frattamaggiore) e che nel mondo provvedono a smantellare. Nessuna tecnologia ora esistente può azzerare le emissioni in atmosfera e non causare danni. Dichiarare il contrario è pura demagogia. Un rimedio c’è: la differenziazione! Nessun rimedio al mondo è meno inquinante e più efficiente economicamente come il riuso ed in seconda battuta il riciclo. Questa è la vera politica alternativa. Questa è quella che i cittadini vogliono.
fonte: teleradionews.
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