Caserta - La direttora generale dell’Asl Caserta due deve essere dotata di pazienza di ferro e di un’alta considerazione dei doveri che le derivano dalla funzione svolta, se, ancora ieri mattina, dalle colonne de Il Mattino, ha ritenuto di dover affidare alla penna di Cristina Monaco, corrispondente da Santa Maria Capua Vetere del quotidiano napoletano, la replica alle stupidaggini che continuano a promanare dalle aride meningi e dalle bocche incontinenti degli scadenti politici che rappresentano la città del foro nelle principali istituzioni rappresentative. Maria Antonietta Costantini, infatti, ha, per prima cosa, ricordato al sindaco Giudicianni e ai suoi sodali di giunta (che in tal senso la rimproveravano, contestandole una scarsa comunicazione istituzionale), di averli sempre, al contrario, tenuti al corrente dei processi di riorganizzazione e di razionalizzazione di reparti, servizi e assistenze del derelitto ospedale Melorio; in secondo luogo, la manager ha detto chiaro e tondo, con apprezzabile sincerità, che questo ospedale è già un miracolo che non faccia la fine che meriterebbe di fare in un paese civile: chiudere, cioè, definitivamente i suoi battenti, in quanto disastroso sotto ogni punto di vista: organizzazione, personale, qualità delle prestazioni.
In questo scambio sensi tutt'altro che amorosi, si può riassumere emblematicamente l’attuale stato della politica locale: una condizione che fa rima con cognizione, anzi, con “non cognizione”, nel senso che le cognizioni della maggior parte dei nostri politici sono pari a zero. Si ricordano di un problema quando questo deflagra e quando non si può più rimediare all’effetto di questa esplosione. Quando se lo ricordano, poi, sparano fuori banalità, frasi fatte, se non, addirittura, fanfaronate. Da anni e anni si parla, infatti (e ben al di fuori delle urgenze drammatiche, sopravenute in termini di risanamento del vertiginoso e vergognoso debito della sanità campana), del destino dei due nosocomi che sorgono a quattro chilometri di distanza l’uno dall’altro. I consiglieri regionali, che hanno rappresentato le due città, hanno avuto dieci anni di tempo per costruire le basi per attuarel’unica cosa che sarebbe stata logica fare: un solo ospedale nell’area a ridosso del campo profughi, equidistante dai due centri cittadini. E invece, per tutto questo tempo, i vari Villani e Romano (raggiunti, successivamente, dall’altro campione mondiale della dabbenaggine e dell’evanescenza politica, che risponde al nome di Giuseppe Stellato), si sono trastullati in un ozioso dibattito vetero - campanilistico, che finanche Giovannino Guareschi, padre di Peppone e don Camillo, avrebbe cestinato senza remissione.
Santa Maria contro Capua; Capua contro Santa Maria. E alla fine. l’hanno presa in quel posto sia Santa Maria che Capua, nonostante i disperati e disperanti appelli del sindaco di quest'ultima città, Carmine Antropoli, che, non a caso, è un grande chirurgo del Cardarelli, capace, dunque, di declinare senso e consistenza di queste tematiche che conosce come le sue tasche. Antropoli, già da due anni a questa parte, ha implorato i consiglieri regionali di darsi una mossa per intercettare le risorse, prima che fosse troppo tardi. E il “troppo tardi” è, ineluttabilmente, arrivato. La bancarotta non più latente, ma patente, della sanità campana non può più consentire l’esistenza di due ospedali nel raggio di 4mila metri. Nemmeno l’Unione Sovietica, la Bulgaria degli apparatnik del socialismo reale, dell’economia pubblica inefficiente ed elefantiaca avrebbe potuto tollerare una mattana del genere, frutto dell’assistenzialismo scialacquone italiota e piagnon - meridionalista degli anni Settanta, in cui la cicala levò alto il suo canto, prosciugando le casse pubbliche, distogliendo risorse agli investimenti efficienti e a lungo termine e, distruggendo, dunque, il futuro e le prospettive di lavoro di almeno tre generazioni a seguire.
La mia analisi potrebbe andare avanti per ore. Ma mi sono stufato di scrivere sempre le stesse cose, anche perché quando leggi dichiarazioni come quelle rilasciate dal capogruppo di Forza Italia alla Regione Campania, Paolo Romano, ti accorgi che è tutto inutile, che di fronte alla superficialità, alla in - cultura, alla incapacità di applicarsi nello studio di una schifezza di carta e di documento, tanti dei nostri politici fanno esattamente quello che compiono la maggior parte di coloro che li eleggono: si astengono, consegnandosi alla pratica della grassa ignoranza, da sempre foriera di sottosviluppo, crisi di sistema e disoccupazione galoppante.
Romano dichiara, infatti, alla sua milionesima, oziosa esternazione sulla materia, che la questione del futuro degli ospedali di Capua e Santa Maria va affrontata togliendo, in pratica, la parola ai sindaci e alle amministrazioni che porterebbero avanti, a suo dire, solo istanze di bottega e di campanile; e che invece ci penserà lui a operare una sintesi per il bene di tutti. Figuriamoci!
Anche quegli sfigati del Titanic ballavano mentre il Transatlantico affondava. Ma gente come Romano, Stellato, Caputo e compagnia, mentre ballano, provano a sgraffignare una scialuppa. E ben si capisce perché sono loro, soprattutto Paolo Romano, a volere che i sindaci, che ogni giorno prendono gli schiaffi sul territorio, mentre questi qua svernano nei confortevoli uffici del centro direzionale, non possano candidarsi al Consiglio regionale, inserendo una norma di incompatibilità nella nuova legge elettorale in discussione a Napoli. Ben si capisce perché vogliano salvare il listino dei nominati non eletti. Hanno paura che finalmente il "vulgo sciocco" si incazzi per davvero e che li precipiti lì dobve meritano: nell'oblio della loro minuscola e poco gloriosa storia politica.
Autore: Gianluigi Guarino - Fonte: CasertaC'è
lunedì 23 febbraio 2009
Il Titanic della sanità affonda: Romano, Stellato e Caputo ballano
Pubblicato da News Caserta Online alle 09:34
Etichette: caserta politica, Il Titanic della sanità affonda: Romano, newscaserta.net, Politica, Stellato e Caputo ballano
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