giovedì 10 aprile 2008

La sinistra s'è desta: in duemila al Comunale per Fausto

Caserta – Bertinotti e la Sinistra Arcobaleno si aggiudicano nettamente la gara delle presenze nel teatro comunale. Zinzi e De Mita avevano portato nel massimo casertano milleduecento, milletrecento persone; il presidente della Camera ha fatto di più e l’ha riempito come un uovo. Non c’era, in pratica, un centimetro quadrato libero. Né in platea, né in galleria. D’altronde, non era solo il polo di Rifondazione ad essersi dato appuntamento per sentire il comandante Fausto. La Sinistra Arcobaleno somma sigle e colori e ad occhio e croce, stasera, nelle poltrone del Comunale, oltre alla marea rifondarola, abbiamo scorto diversi esponenti dei Verdi, qualche discepolo di Cossutta e rari esemplari della Sinistra democratica, quella, per capirci, degli esuli post diessini che, seguendo le orme di Fabio Mussi e Cesare Salvi, hanno scelto di non entrare nel partitone veltroniano. Mezz’ora di discorso, declinando tutti i tempi forti della sua campagna elettorale: diritti, uguaglianza, ecologia, lotta irriducibile alla precarietà, che per Bertinotti è un vero e proprio cancro sociale. “I lavoratori –ha detto il leader - sono diventati il ventre molle, i soggetti deboli di una truculenta battaglia per il profitto che i capitalisti combattono tra di loro, definendo competizione quella che è una lotta per il soldo consumata sulle spalle dei lavoratori.” Lavoratori, capitalisti, profitto, trasformazione: Fausto non dimentica nessuna delle parole che declinano il lessico della sinistra. “Loro, i padroni (giusto, mancava solo la parola padroni all’appello, n.d.r.) si lamentano della bassa produttività. Ma di chi sarebbe la colpa? Degli operai, dei lavoratori? O delle imprese che nulla hanno fatto in questi anni sul fronte della innovazione e della formazione?” La precarietà è un bubbone che propaga i suoi effetti in molte direzioni. Il sillogismo bertinottiano è degno di considerazione e senz’altro interessante. “La precarietà può rendere più forti le mafie, che sono la rovina di questo sud. Le mafie che si nutrono di lavoro sommerso, che reclutano chi un lavoro non ce l’ha. Ma quello è un lavoro avvelenato, inaccettabile. Con la mafia e la camorra servono non parole, ma atti di autentica rottura politica.” I guai del nostro Paese si combattono non solo cambiando la politica, ma cambiandola in modo tale da imprimere una svolta radicale alle cose. “Occorre un nuovo modello politico sociale – ha sentenziato tra gli applausi il presidente della Camera – fondato sui diritti per tutti, sui diritti della persona, sui diritti dei lavoratori. E la Sinistra Arcobaleno è in grado di interpretare e di trasformare in atti politici queste esigenze di radicale trasformazione” Un nuovo modello che deve trasformare partendo magari da un Mezzogiorno “mortificato dalle sue crisi, che vede sfregiare la creatività la capacità del suo popolo, in grado di creare prodotti inimitabili come la mozzarella, che poi vengono affossati da politiche irresponsabili, che hanno ridotto il Sud a diventare la pattumiera del Nord.” Un Sud che non può pensare di svilupparsi grazie a progetti come quelli del Ponte sullo Stretto, che il leader bolla come "un abominio, un’assurdità. Il vero modello di sviluppo è quello che si coglie attraverso "una politica lungimirante e innovativa basata sulla valorizzazione dell’enorme, inestimabile patrimonio di risorse naturali e di intelligenze che queste regioni possono vantare. Il Sud deve diventare la porta del Mediterraneo, che apre l’Europa alle grandi culture del sud del mondo in un processo di assimilazione in cui tutti gli uomini abbiano uguali diritti e uguali possibilità, rifiutando la violenza di questo capitalismo che vuol far diventare merce tutto, anche il corpo e l’anima.” E qui Bertinotti ha innescato gli applausi fragorosi della numerosissima schiera di migranti che hanno occupato, ben organizzati, allineati e coperti, la gran parte dei posti del piano superiore del teatro. Immancabili le stoccate alle gerarchie ecclesiastiche troppo invadenti. “Bisogna ribellarsi alle cattedre integriste, che impongono l’agenda alla politica quando spingono su quelli che loro definiscono temi eticamente sensibili. La politica, se ha ancora l’orgoglio del suo primato, deve sapersi ribellare a queste ingerenze inaccettabili. Altro che temi sensibili! Noi ne potremmo elencare a centinaia di temi sensibili, avendo davanti a noi tre punti di riferimento questi sì veramente universali: l’uguaglianza, i diritti e la libertà degli individui di scegliere l’indirizzo della propria esistenza, delle proprie unioni, della propria sessualità, senza per questo subire discriminazioni.” L’ultimo passaggio è un appello elettorale. “Votare Sinistra significa dare un voto veramente utile, rifiutando le mistificazioni di coloro che vogliono surrettiziamente violentare la Costituzione, trasformando l’Italia da una Repubblica parlamentare a una Repubblica presidenziale. La destra ci vuole far fuori e lo dice con parole esplicite, quando un Dell’Utri arriva ad annunciare che in caso di vittoria loro cambieranno i libri di testo nelle scuole. Ma la Resistenza resta il valore fondante del nostro Paese. E la resistenza l’ha fatta la sinistra insieme alle forze autenticamente democratiche. E questo non lo potranno mai cancellare.” Ma se la destra fa il suo mestiere di destra e quindi vuole mandare all’inferno la sinistra, Bertinotti vede qualcosa di subdolo nelle azioni del Partito Democratico, “anch’esso – dice – tutto teso a cancellarci dalla scena.” Ma anche questo tentativo andrà ramengo, secondo Fausto. “Loro si dichiarano riformisti e non pronunciano mai la parola sinistra. Il loro programma è di stampo neocentrista. Ma se la Sinistra Arcobaleno coglierà una grande affermazione elettorale, obbligherà il Partito Democratico a rivedere la sua strategia e la sua politica. La Sinistra è viva e vegeta e l’Italia ha un bisogno assoluto di sinistra”. Così parlò Bertinotti al teatro Comunale di Caserta. Applausi e poi, con quattro auto di scorta, dato che Bertinotti, anche se ancora per poco, è la terza carica dello Stato, corsa in auto verso Napoli per un altro comizio. Autore: Gianluigi Guarino - Fonte: www.casertace.it

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